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Un caso di disapplicazione del diritto del lavoro: i magistrati onorari

Giorgio Fontana, Professore ordinario di Diritto del lavoro nell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria

La questione dei giudici onorari italiani sta interessando da tempo le istituzioni e le autorità giudiziarie in Europa. Prima il Comitato europeo dei diritti sociali ha rilevato la violazione della Carta Sociale Europea per l’assenza di tutela pensionistica, poi la Corte di Giustizia europea con due sentenze ha dichiarato l’illegittimità della regolamentazione del rapporto di servizio di queste figure lavorative. Il punto critico è l’inquadramento giuridico di questa categoria come “giudici onorari”, che l’ordinamento italiano ritiene estranei a qualsiasi tipologia di contratto di lavoro (autonomo o subordinato). La conseguenza è la disapplicazione del diritto del lavoro. La giurisprudenza italiana e soprattutto le Corti nazionali (Corte costituzionale, Corte di Cassazione e Consiglio di Stato) hanno sempre approvato questo inquadramento, ritenendolo legittimo e giustificato. Tuttavia dopo le sentenze della Corte di Giustizia europea, la Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione contro lo Stato italiano per la violazione del diritto dell’Unione europea. La situazione sempre dunque preludere ad uno scontro fra le Corti nazionali e le Corti europee. Il contributo dell’autore si occupa di queste problematiche cercando anche di suggerire le soluzioni per risolvere il conflitto fra le Corti.

Parole chiave: Magistrati onorari - nozione di lavoratore - direttiva europea 1999/70 - lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione - primato del diritto dell’Unione europea - Carta Sociale Europea.

A case of non-application of labour law: honorary judges

The question of the Italian honorary judges has long been of interest to institutions and judicial authorities in Europe. First the European Committee of Social Rights found the violation of the European Social Charter due to the absence of pension protection, then the European Court of Justice with two sentences declared the illegality of the regulation of the service relationship of these workers. The critical point is the legal classification of this category as “honorary judges”, which the Italian legal system deems unrelated to any type of employment contract (self-employed or subordinate). The consequence is the non-application of labor law. However, the European Court of Justice has ruled that honorary judges are to be considered workers under European Union law. On the contrary, the Italian jurisprudence and above all the national Courts (also the Constitutional Court) have always approved this classification, considering it legitimate and justified. However, after the rulings of the European Court of Justice, the European Commission has started an infringement procedure against the Italian state for the violation of European Union law. The situation is therefore always a prelude to a clash between the national courts and the European courts. The author’s contribution deals with these issues, also trying to suggest solutions to resolve the conflict between the Courts.

Keywords: Honorary judges - notion of worker - European Directive 1999/70 - work employed by the public administration - primacy of European Union law - European Social Charter.

Sommario:

1. Un contrasto radicale di orientamenti - 2. Dove nasce il conflitto - 3. Il magistrato onorario secondo la giurisprudenza nazionale: un caso atipico - 4. La crisi della teoria del “funzionario onorario” e il diritto del lavoro. La “voce” del Ceds - 5. Le sentenze della Corte di Giustizia sul problema delle tutele inderogabili del magistrato onorario in quanto “lavoratore europeo” - 6. Gli effetti delle pronunce della Corte europea e le resistenze delle Corti nazionali. Uno scontro che pare inevitabile - 7. Una strana norma a conclusione (provvisoria) di una storia strana - 8. Una nota finale - NOTE


1. Un contrasto radicale di orientamenti

Il caso della magistratura onoraria è diventato nel giro di qualche anno una delle spie più evidenti dei difficili rapporti con la Corte di Giustizia europea, specialmente quando si affrontano i problemi del precariato nella pubblica amministrazione. La vicenda appare sotto certi aspetti grottesca, considerando che la quaestio iuris è soltanto quella di stabilire una volta per tutte se i magistrati onorari italiani devono essere considerati “lavoratori” – e non semplicemente “volontari” che prestano servizio per adempiere un incarico onorario che, secondo gli orientamenti più risalenti (ma sempre ribaditi) della giurisprudenza italiana sarebbero per questo degli estranei al “mondo del lavoro” (e privati quindi delle tutele e dei diritti che ne derivano). Preceduta dalla decisione dell’influente Comitato europeo dei diritti sociali nel 2016, che aveva rilevato in questo assetto normativo la violazione della [continua ..]

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2. Dove nasce il conflitto

Una breve premessa sull’origine di questa vicenda pare dunque utile per comprendere la genesi delle questioni giuridiche sottese, considerando anche l’importanza della “posta in gioco”, riguardante la condizione di un’intera categoria di magistrati in servizio esclusa dall’applicazione del diritto del lavoro e relegata in un limbo giuridico, su cui si registra uno scontro forse senza precedenti fra le Corti nazionali e le Corti europee. I magistrati onorari di cui si discute in questo scritto sono del resto figure presenti nel sistema giudiziario non da ieri, anzi possono dirsi dei protagonisti oramai da molti anni del sistema giudiziario italiano, ancorché siano stati assunti con incarichi a termine, poi prorogati infinite volte. Sono i vice procuratori onorari, i giudici di pace, i giudici onorari di tribunale, i giudici aggregati e i giudici ausiliari, e altri ancora, come ad esempio i giudici tributari, gli esperti dei tribunali dei [continua ..]

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3. Il magistrato onorario secondo la giurisprudenza nazionale: un caso atipico

Non capita frequentemente che l’ordinamento giuridico, nelle sue diverse componenti, sia così compatto, soprattutto considerando che vengono in gioco principi consolidati, come, ad esempio, la possibilità di chiamare in causa il dispositivo di salvaguardia stabilito dall’art. 2126 c.c., che, com’è noto, differenzia nettamente la disciplina della nullità nel diritto del lavoro rispetto al diritto comune dei contratti [17]. La giurisprudenza ha tuttavia costantemente negato tale possibilità, con un orientamento univoco e costantemente riaffermato, che potrebbe definirsi diritto vivente. Ma non solo la giurisprudenza di legittimità e amministrativa è scesa in campo a difendere l’impostazione data dall’ordinamento giudiziario al problema dell’inqua­dramento giuridico della magistratura “non di ruolo”. L’altro importante protagonista di questa vicenda è la Corte [continua ..]

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4. La crisi della teoria del “funzionario onorario” e il diritto del lavoro. La “voce” del Ceds

La posizione delle Corti nazionali, oltre che in contrasto con le fonti di diritto europeo, non sembra perfettamente allineata ai principi del diritto del lavoro italiano, fra cui spicca, com’è noto, il rispetto dell’effettività del rapporto di lavoro, per impedire qualificazioni arbitrarie, non valorizzato senza una chiara e convincente ragione. Viene messo da parte e trascurato il principio di indisponibilità del tipo, uno dei principi cardinali del diritto del lavoro, secondo cui “... non è consentito al legislatore negare la qualificazione giuridica di rapporti di lavoro subordinato a rapporti che oggettivamente abbiano tale natura, ove da ciò derivi l’inapplicabilità delle norme inderogabili previste dall’ordinamento...”, con il corollario che “...a maggior ragione non sarebbe consentito al legislatore di autorizzare le parti ad escludere, direttamente o indirettamente, con la loro dichiarazione [continua ..]

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5. Le sentenze della Corte di Giustizia sul problema delle tutele inderogabili del magistrato onorario in quanto “lavoratore europeo”

Dopo tre sentenze che sostengono la stessa linea interpretativa, che implica il riconoscimento a queste figure della qualificazione di “lavoratore” ai sensi del diritto dell’Unione europea, non dovrebbero esserci molti dubbi sulla legittimità della normativa del diritto interno che, invece, disconosce proprio questa caratteristica basilare nel rapporto di servizio dei magistrati onorari italiani. Si tratta di un orientamento maturato – già prima di pronunciarsi con la sentenza UX del 16 luglio 2020 (C-658/18) e poi di nuovo con la sentenza PG del 7 aprile 2022 (C-236/20) sulla disciplina del diritto interno – con la sentenza del 1° marzo 2012 O’Brien (C-393/10) quasi dieci anni prima, riguardante il trattamento pensionistico dei giudici inglesi a tempo parziale, retribuiti in base a tariffe giornaliere (c.d. recorder) ed esclusi dal regime previsto per i giudici professionali a tempo pieno [33]. Come farà anche [continua ..]

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6. Gli effetti delle pronunce della Corte europea e le resistenze delle Corti nazionali. Uno scontro che pare inevitabile

Le ultime sentenze della Corte di Giustizia (e particolarmente la sentenza UX del 16 luglio 2020) e il precedente pronunciamento del Ceds sulla violazione della Carta Sociale Europea, hanno riaperto il dibattito giurisprudenziale, che era divenuto oramai asfittico e ripetitivo, e costretto governo e parlamento a misurarsi con tesi giuridiche fino a quel momento sconosciute nel panorama giurisprudenziale italiano. Si sono così registrati arresti innovativi della giurisprudenza di merito, in antitesi agli orientamenti dominanti nelle alte Corti [48]. Inoltre, inaspettatamente, su una linea critica ed europeista si è posto anche il giudice amministrativo, per la precisione il Tar di Bologna, che aveva disposto il nuovo rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia ex art. 267 TFUE, come si è già accennato. Ma a queste nuove decisioni si è contrapposta una riaffermazione da parte della Cassazione dei vecchi orientamenti, incurante delle pronunce [continua ..]

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7. Una strana norma a conclusione (provvisoria) di una storia strana

Quest’ultima annotazione, riguardante gli imperativi della finanza pubblica, ci traghetta all’ultimo capitolo di questa vicenda, che è difficile dissociare da ragioni di opportunità (o di opportunismo, sua variante degenerativa) di carattere politico-finanziario. Forse puntualizzare qual è l’apporto della magistratura onoraria al funzionamento del sistema giudiziario e il suo costo reale, in confronto al contributo (ovviamente centrale) della magistratura professionale, può far comprendere meglio quali sono (o possono essere) le motivazioni reali delle remore del legislatore a modificare realmente il quadro regolamentare in materia. Dato questo ancor più significativo considerando che il settore della giustizia è “un’organizzazione ad alta intensità di lavoro” e che “il principale fattore produttivo è costituito dal personale, quindi magistrati e personale amministrativo, che insieme [continua ..]

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8. Una nota finale

Si conclude qui, provvisoriamente, la cronaca giudiziaria di un caso che potrebbe far deflagrare uno scontro fra le Corti europee e le Corti nazionali, le quali, nelle loro diverse funzioni, sono molto compatte nel rifiuto di seguire la Corte di Giustizia sulla traccia delle due sentenze del 16 luglio 2020 e 7 aprile 2022. Anche la Corte costituzionale – che presto o tardi dovrà pronunciarsi sul caso della magistratura onoraria – ha finora mantenuto una posizione che ha di fatto relegato in un angolo buio il diritto del lavoro, dimenticandone il valore costituzionale. Sulla testa di queste figure lavorative precarie si rinnova così l’eterna prassi di aggirare il problema del fabbisogno di personale, e della relativa provvista finanziaria, attraverso l’assunzione di personale precario. Sono nodi che vengono al pettine ciclicamente, dando luogo a periodiche operazioni di sanatoria in via legislativa, annunciate quasi sempre insieme al solenne [continua ..]

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NOTE

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