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Potestà legislativa statale e riserva sindacale di contrattazione collettiva nella disciplina del lavoro pubblico regionale. A proposito della riforma degli statuti speciali di autonomia

Enrico Maria Mastinu, Professore associato di Diritto del lavoro nell’Università degli Studi di Cagliari

Il saggio analizza criticamente la giurisprudenza della Corte costituzionale sul riparto di competenze fra legge e contrattazione collettiva nella disciplina del pubblico impiego regionale.

Propone una lettura dell’art. 117 Cost., che riconosca: alle regioni ordinarie la competenza sulla sola materia dell’organizzazione amministrativa interna; allo Stato la competenza esclusiva sugli istituti fondamentali o sugli aspetti ordinamentali della disciplina del rapporto di lavoro individuale; al sindacato la competenza sugli elementi particolari dello scambio lavoro retribuzione.

Avanza, infine, una proposta di modifica degli statuti di autonomia delle cinque regioni speciali, che parifichi la loro potestà legislativa a quella delle regioni ordinarie.

Parole chiave: potestà legislativa - competenza - Regioni - riparto - ordinamento civile - pubblico impiego - riserva di contrattazione collettiva.

State legislative competence and union reservation of collective bargaining in the regulation of regional public employment. About the reform of special autonomy statutes

The essay critically analyzes the constitutional court’s jurisprudence on the division of competences between law and collective bargaining in the regulation of regional public employment.

Proposes an interpretation of Article 117 of the Constitution, which would grant: to the ordinary regions the competence only on the internal administrative organization; to the State the exclusive competence on the fundamental institutes or on the ordinamental aspects of the discipline of the relationship of individual job; and to the union the competence on the particular elements of public labor relations.

It concludes with a proposal to amend the statutes of autonomy of the five special regions, which would make their legislative powers equal to those of the ordinary regions.

Sommario:

1. Organizzazione amministrativa delle Regioni e stato giuridico ed economico del personale nel riparto di potestà legislative Stato-Regioni - 2. Legge e contratto collettivo nella disciplina dello stato giuridico ed economico del personale pubblico: un primo regolamento di confini - 3. Riserva di legge statale e riserva di negoziazione collettiva nella disciplina del lavoro pubblico regionale - 4. Lo stato giuridico ed economico del personale regionale negli Statuti di autonomia speciale e nell’art. 117 Cost. - 5. Una proposta per il riassetto della materia. La modifica degli statuti speciali di autonomia - NOTE


1. Organizzazione amministrativa delle Regioni e stato giuridico ed economico del personale nel riparto di potestà legislative Stato-Regioni

Nella disciplina costituzionale del riparto di potestà legislative Stato-Regioni, il fascio di istituti e di rapporti che si suole denominare pubblico impiego è la somma di due grandi componenti: l’organizzazione amministrativa e lo stato giuridico ed economico del personale. La bipartizione, che nella legislazione ordinaria discrimina il regime giuridico degli atti del datore di lavoro pubblico [1], nel diritto costituzionale ha una sua specifica capacità di effetti perché un pressoché unanime consenso circoscrive la potestà legislativa regionale alla sola sfera dell’organizzazione amministrativa degli enti; lo stato giuridico ed economico del personale sarebbe invece nell’esclusivo dominio della legge statale. A questa sistemazione della materia, è noto, si è giunti non per la via lineare della divisione ma per quella laterale della sottrazione. Nell’art. 117 Cost. e nei cinque statuti di [continua ..]

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2. Legge e contratto collettivo nella disciplina dello stato giuridico ed economico del personale pubblico: un primo regolamento di confini

La legge non è capace di dettare l’equilibrio contrattuale dei singoli rapporti di lavoro, pubblici o privati che siano. Omettendo molte precisazioni e molti distinguo, si può dire che vi ostino due fattori. In primo luogo, la legge deve avere caratteri di astrattezza, generalità, atemporalità, per lo più incompatibili con le necessità di regolazione particolare di uno o anche di una massa di rapporti contrattuali, tanto più se questi sono già in atto e hanno carattere continuativo nel tempo, come sono quelli di lavoro. In secondo luogo, il riconoscimento in Costituzione dell’autonomia sindacale rende doveroso che alla protezione degli interessi dei lavoratori attendano, prima di tutto, i lavoratori stessi tramite le loro rappresentanze sindacali [3]. Beninteso: non che alla legge sia inibito disciplinare gli istituti del contratto individuale di lavoro. Lo può e in certa misura lo deve fare, ma [continua ..]

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3. Riserva di legge statale e riserva di negoziazione collettiva nella disciplina del lavoro pubblico regionale

La nostra Corte costituzionale accoglie e difende l’idea che la contrattazione collettiva avrebbe uno spazio riservato nella disciplina delle condizioni particolari dello scambio lavoro retribuzione, intangibile in linea di principio dalla legge [7]. E la fonda in modo condivisibile, prima di tutto, sulla valorizzazione costituzionale dell’autonomia sindacale (art. 39 Cost.) [8]. Ma quando la questione è affrontata nel contesto dell’applicazione della disciplina del riparto di competenze legislative Stato-Regioni, sorprendentemente quella riserva non è fatta discendere direttamente dal riconoscimento costituzionale dell’autonomia sindacale e quindi dall’art. 39, ma dall’art. 117 c. 2, lett. l, Cost., cioè dall’accentramento sullo Stato della potestà a disciplinare i rapporti civili. Il che significa, in ultima analisi, non da un vincolo costituzionale diretto ma da una scelta del Legislatore ordinario [continua ..]

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4. Lo stato giuridico ed economico del personale regionale negli Statuti di autonomia speciale e nell’art. 117 Cost.

Quando il tema della riserva di contrattazione collettiva nella disciplina del lavoro pubblico è affrontato con riferimento alle regioni speciali, la riduzione della potestà legislativa ai soli aspetti organizzativi interni del pubblico impiego è fatta derivare non solo dall’accentramento sullo Stato della competenza a disciplinare i rapporti civili ma anche dall’obbligo statutario di rispettare le norme di grande riforma economica e sociale della Repubblica. Forse per puntellare un ragionamento che si avverte bisognoso di maggior sostegno oppure per evitare differenze di regime fra regioni orinarie e speciali, oppure per l’uno e per l’altro motivo, nella giurisprudenza della Corte costituzionale i due limiti, quello del diritto privato e quello delle grandi riforme economico e sociali della Repubblica, sono applicati congiuntamente. Onde la proposizione che le disposizioni di legge, le quali devolvono alla contrattazione collettiva la [continua ..]

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5. Una proposta per il riassetto della materia. La modifica degli statuti speciali di autonomia

Per uscire dall’impasse non vi sarebbe che una strada: dire con parole franche che, nella Costituzione, la potestà legislativa delle regioni ordinarie nasce limitata agli aspetti organizzativi interni e non si estende anche allo stato economico e giuridico del proprio personale. Nasce; non diventa limitata a cagione dell’incidenza di potestà legislative statali di tipo trasversale. Lo si potrebbe fare con buoni argomenti. Già sul piano strettamente testuale, il criterio di individuazione delle competenze esclusive di nuovo conio delle Regioni ordinarie è quello della non espressa assegnazione della materia allo Stato (art. 117, c. 4, Cost.). E allo Stato l’art. 117, c. 2, lett. g), Cost. attribuisce una potestà letteralmente circoscritta all’ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali. Dal che la conclusione che, nel nuovo testo dell’art. 117 Cost., la potestà [continua ..]

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NOTE

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