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Un caso interessante di applicazione del principio del “nemo tenetur” in materia disciplinare

Marco Biasi, Professore associato di Diritto del lavoro nell’Università Statale di Milano

Il contributo analizza criticamente una recente decisione del Tribunale di Ravenna in materia di responsabilità disciplinare del dipendente pubblico. Il fulcro della problematica viene individuato nella tutela del lavoratore dall’autoincriminazione, nel suo rapporto con il principio della concentrazione del procedimento disciplinare e con la regola che impone la terzietà del soggetto (l’U.P.D.) competente ad avviare e a concludere la relativa azione.

An interesting case of application of the “nemo tenetur” principle in the disciplinary matter

This contribution analyzes a recent judgment of the Tribunal of Ravenna in matter of disciplinary liability of the public servant. The crux of the issue lies in the protection of the employee from self-incrimination, in connection with the principle of “concentration” of the disciplinary proceedings as well as with the rule which mandates the independence of the subject (the so called “U.P.D.”) entrusted with the commencement and with the conclusion of the relative action.

MASSIMA: Le regole in tema di procedimento disciplinare vengono compromesse dalla richiesta, da parte del superiore gerarchico del dipendente, di una relazione immediata sui fatti, già perfettamente noti all’Amministrazione, i quali verranno in seguito a costituire l’oggetto della contestazione elevata dal competente Ufficio per i Procedimenti Disciplinari e delle difese svolte dall’incolpato all’interno della procedura. PROVVEDIMENTO: MOTIVI DELLA DECISIONE Con ricorso (omissis) domandava: “– in via principale: – accertare l’illegittimità e dichiarare la nullità della sanzione disciplinare della sospensione dal servizio per cinque giorni con riduzione dello stipendio comminata dall’UP.D. di (Omissis) con provvedimento del 12.06.2019; – Condannare (Omissis) a corrispondere al ricorrente il trattamento retributivo non erogato durante il periodo di sospensione, con ogni effetto ai fini del [continua ..]

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Sommario:

1. Riepilogo dei fatti di causa - 2. La tutela dall’auto-incriminazione del (non ancora) incolpato e la concentrazione del procedimento disciplinare - 3. La questione circa la (ir)rilevanza disciplinare della consultazione dei fascicoli conservati presso l’ufficio sequestri e del successivo diverbio con la relativa responsabile - 4. Segue. Brevi rilievi critici - NOTE


1. Riepilogo dei fatti di causa

La sentenza in commento consente di riflettere sulle funzioni del procedimento disciplinare e sulle garanzie difensive appannaggio del pubblico dipendente che venga accusato della commissione di un’infrazione delle regole di condotta vigenti presso l’amministrazione datrice di lavoro. Nel caso di specie, il Tribunale di Ravenna è stato investito della questione circa la validità della sanzione disciplinare disposta nei confronti di un agente della polizia municipale, il quale, assieme ad altro collega (parimenti sanzionato), aveva elevato una sanzione amministrativa nei confronti di un cittadino inglese, residente in Italia, sorpreso a circolare nel territorio nazionale all’interno di un veicolo che recava una targa straniera e che veniva per questo sottoposto nell’occasione a sequestro. Essendosi dopo pochi giorni lo stesso agente imbattuto nel medesimo veicolo, regolarmente circolante su strada, egli si era immediatamente recato presso [continua ..]

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2. La tutela dall’auto-incriminazione del (non ancora) incolpato e la concentrazione del procedimento disciplinare

A proposito della richiesta (recte, dell’ordine) di redigere la duplice relazione sul sequestro e sull’accesso del dipendente al relativo fascicolo, il Giudice osserva innanzitutto che si trattava di fatti già documentati e sostanzialmente pacifici tra le parti (visti, da un lato, il verbale di sequestro, e, dall’altro lato, la segnalazione della collega responsabile dell’ufficio sequestri) e che, dunque, non vi era la necessità di alcuna ulteriore attività istruttoria sull’accaduto. In presenza di una “notizia di infrazione” completa e perciò idonea a consentire la formulazione dell’incolpazione [1], l’Amministrazione non avrebbe dovuto indugiare nel trasmettere immediatamente gli atti all’Ufficio per i Procedimenti Disciplinari ex art. 55-bis, c. 4, d.lgs. n. 165/2001. Nel porre il soggetto che aveva “fatto emergere una problematica disciplinare” nella condizione di [continua ..]

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3. La questione circa la (ir)rilevanza disciplinare della consultazione dei fascicoli conservati presso l’ufficio sequestri e del successivo diverbio con la relativa responsabile

Come già ricordato, la seconda contestazione elevata nei confronti del ricorrente aveva ad oggetto l’accesso dello stesso all’ufficio sequestri e la presa visione, oltre alla parziale fotocopiatura, della pratica concernente il più volte citato veicolo circolante in Italia con targa straniera. Il Tribunale di Ravenna ha recisamente escluso ogni rilevanza disciplinare di tale condotta, mostrandosi sin troppo garantista nel ricondurre il comportamento ad un legittimo interesse di un agente della Polizia Municipale alla comprensione delle ragioni tecniche sottese al dissequestro di un (o, meglio, del) veicolo. In sostanza, secondo il Giudice, si sarebbe trattato di un gesto animato da un puro spirito di servizio ispirato dal comprensibile, se non proprio commendevole, desiderio di approfondire una delicata questione normativa, e non già, come invece prospettato nella ricostruzione dell’amministrazione convenuta, dall’intento di far luce [continua ..]

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4. Segue. Brevi rilievi critici

Dalla pronuncia in commento è possibile ricavare un’immagine del ricorrente quale dipendente solerte e zelante a tal punto da farsi carico personalmente della regolarità dell’azione amministrativa e, soprattutto, da “gettare le ombre” che avrebbero poi provocato la “scomposta” reazione del Comando, correttamente censurata nella pronuncia in commento. Verrebbe, tuttavia, da chiedersi se l’atteggiamento del dipendente risulti corretto non tanto o non solo nei riguardi del proprio datore di lavoro, quanto, se non soprattutto, nei confronti dei propri colleghi e della stessa collettività. Pur senza pretermettere gli effetti della c.d. “privatizzazione” del lavoro pubblico in punto di obblighi delle parti di un rapporto dalla natura ormai indiscutibilmente contrattuale [9], non si può negare la doverosa tensione del comportamento dovuto dal lavoratore pubblico verso la qualità del clima [continua ..]

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NOTE

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