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L'impatto della digitalizzazione e nuove modalità di lavoro a distanza nelle pubbliche amministrazioni: le sfide e le opportunità

Valerio Talamo – Direttore generale dell’Ufficio Relazioni Sindacali del Dipartimento della Funzione pubblica

Il presente testo riproduce l’intervento introduttivo pronunciato nella Conferenza finale del progetto europeo “Improving work-life balance: opportunities and risks coming from digitalization”, tenutasi a Roma, presso il CNEL, il 27 Settembre 2019. I materiali conclusivi del predetto progetto (Field Study, curato dal ricercatore incaricato Zoltan Vadkerky e Guidelinees, concordate fra Amministrazioni pubbliche europee in qualità di datori di lavoro (EUPAE) e Organizzazioni Sindacali europee (TUNED)), sono pubblicate in questo fascicolo della Rivista.

1.  La rivoluzione tecnologica in corso non è solamente un processo inarrestabile, ma soprattutto è un processo “globale” che non può, quindi, non interessare anche il lavoro e la sua organizzazione, a meno di non assumere controproducenti resistenze anacronistiche di tipo luddista, ma si tratta evidentemente di un paradosso. Occorre, al contrario, una strategia di tipo inclusivo, che tuttavia non può a sua volta non essere anche di tipo normativo, per accogliere e gestire adeguatamente le trasformazioni in atto rese possibili dalle nuove tecnologie. È una grande sfida quella che ci si pone davanti rispetto alla quale, peraltro, ed è questa una premessa ed una conclusione che si evince dal Field Study curato da Zoltan Vadkerti, si rivela insufficiente l’armamentario del diritto del lavoro consueto, costruito in altre epoche e per altre esigenze, vale a dire per l’operaio salariato in fabbrica nel modello fordista, che nel pubblico impiego diviene taylorismo della scrivania. Mi pongo cioè il problema della tenuta del diritto del lavoro nella sua configurazione tradizionale, sulla sua capacità di fare fronte – con uno sforzo meramente ed esclusivamente adattativo – alle sfide che comporta la rivoluzione tecnologica applicata al lavoro che cambia e che pone problemi del tutto nuovi rispetto ai quali le categorie tradizionali del diritto del lavoro entrano in sofferenza. La mia sensazione è che il legislatore possa farsi trovare impreparato di fronte a questa transizione. La conseguenza sarebbe quella di un deficit di tutela per le categorie di lavoratori interessate ovvero di un’anarchia regolativa su cui presto o tardi interverrebbe il Giudice in funzione di supplenza.   2. Faccio un esempio che riguarda un effetto collaterale dei nuovi modi di lavorare, rispetto a cui le categorie tradizionali del diritto del lavoro non bastano più. Il lavoro a distanza, nelle forme del teleworking o dello smart working, presuppone la delocalizzazione dell’attività lavorativa, per cui una parte o tutto il lavoro si svolge al di fuori dei locali aziendali. In questo contesto si destruttura anche il tempo della prestazione, perché il periodo preciso dell’attività lavorativa, sia pure nell’ambito di una durata massima, può essere deciso autonomamente dal lavoratore. [continua ..]

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