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Il 'danno comunitario' e la somministrazione di lavoro a termine illegittima nel pubblico impiego: quale compatibilità? (Corte di Cassazione, Ordinanza 16 gennaio 2019, n. 992)

Irene Zoppoli – Dottoranda di ricerca - Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro

CORTE DI CASSAZIONE, ORDINANZA 16 GENNAIO 2019, N. 992 Impiegato dello Stato e pubblico in genere – Somministrazione – Contratti di somministrazione a termine – Reiterazione abusiva o illegittima – Danno comunitario – Risarcimento – Art. 32, c. 5, l. n. 183/2010 – Applicabilità. Nel lavoro pubblico contrattualizzato, in conformità con il canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia UE (ordinanza 12 dicembre 2013, in C-50/13) e con i principi enunciati dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 5072 del 2016, ai fini del risarcimento del danno spettante al lavoratore nell’ipotesi di illegittima o abusiva reiterazione di contratti di somministrazione di lavoro a termine, deve farsi riferimento alla fattispecie di portata generale di cui all’art. 32, comma 5, della legge. n. 183/2010.

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Sommario:

1. La flessibilità nella p.a.: il principio di specificità delle ragioni della somministrazione a termine - 2. I principi di equivalenza e di effettività delle misure sanzionatorie tra soluzioni giurisprudenziali e legislative - 3. Sulla “compatibilità ontologica” tra le discipline del contratto a termine e della somministrazione a tempo determinato - 4. La “compatibilità teleologica”: la prevalente esigenza di fornire adeguata tutela contro il precariato pubblico - NOTE


1. La flessibilità nella p.a.: il principio di specificità delle ragioni della somministrazione a termine

L’ordinanza della Corte di Cassazione del 16 gennaio 2019, n. 992 ha preso posizione su molteplici aspetti concernenti la disciplina della somministrazione a termine nel pubblico impiego, sia in relazione al momento fisiologico – o meglio genetico – sia a quello patologico del rapporto contrattuale. Occorre, innanzitutto, precisare che al caso concreto ha trovato applicazione la normativa precedente alle modifiche del D.Lgs. 25 maggio 2017, n. 75; ciò, tuttavia, non esclude l’attualità della pronuncia ed il suo rilievo sistematico, anche alla luce dei recenti interventi legislativi. La ricorrente impugnava la sentenza della Corte d’appello di Torino, la quale, pur dichiarando la carenza di specificità delle ragioni poste a fondamento dei primi tre contratti di somministrazione a termine, aveva rigettato la domanda di trasformazione del rapporto ed escluso il danno derivante dall’illegittimità contrattuale, in quanto [continua ..]

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2. I principi di equivalenza e di effettività delle misure sanzionatorie tra soluzioni giurisprudenziali e legislative

Al rigore della fase di formazione del contratto si abbina un apparato sanzionatorio dalla discussa idoneità compensativa e dissuasiva. In caso di utilizzo illegittimo e/o abusivo di contratti di lavoro flessibile, l’art. 36 del D.Lgs. 165/2001 sancisce un divieto di conversione del contratto a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato, riconoscendo al lavoratore interessato il diritto al risarcimento del danno derivante dalla prestazione di lavoro in violazione di disposizioni imperative. La decisione in esame ha qualificato come “onnicomprensiva” l’espressione “contratti di lavoro flessibile”, includendo, quindi, anche il contratto di somministrazione. La prospettiva diacronica conferma una simile interpretazione: l’attuale formulazione della norma, come una sorta di recezione dell’ipotesi interpretativa prevalente, menziona espressamente i contratti di somministrazione a tempo determinato. La sanzione comminabile [continua ..]

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3. Sulla “compatibilità ontologica” tra le discipline del contratto a termine e della somministrazione a tempo determinato

Senza indagare in modo problematico il merito della misura, l’ordinanza della Cassazione ha qualificato l’art. 32, comma 5, legge 183/2010 come “fattispecie di portata generale”, estendendo gli effetti dell’interpretazione giurisprudenziale nazionale ed europea ad ogni tipo di contratto flessibile e, quindi, anche al caso della somministrazione a tempo determinato nel pubblico impiego. Non sorprende, alla luce di ciò che si è detto sinora, che il primo argomento utilizzato a supporto della suddetta tesi si fondi sulla condivisione dell’orientamento che, nell’ambito del lavoro privato, applica l’indennità onnicomprensiva prevista per il risarcimento dell’illegittima stipulazione di un contratto a termine anche al caso di somministrazione irregolare. All’interno di un vivace dibattito [13], le argomentazioni utilizzate per escludere l’applicabilità della normativa in esame alla [continua ..]

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4. La “compatibilità teleologica”: la prevalente esigenza di fornire adeguata tutela contro il precariato pubblico

Esclusa l’incompatibilità ontologica tra le discipline, occorre vagliare il fondamento positivo del giudizio di compatibilità. La pronuncia in esame fonda la ragione della compatibilità delle discipline sul­l’esigenza di predisporre misure energiche, fortemente dissuasive per sanzionare gli abusi dei contratti a tempo determinato. È questa la lettura che i giudici della Corte hanno fatto dell’art. 22, comma 2, D.Lgs. 276/2003, applicabile ratione temporis, che assoggetta il rapporto di lavoro tra somministratore e prestatore di lavoro alla disciplina del rapporto a termine “per quanto compatibile”, ritenendo in violazione del principio di razionalità-equità di cui all’art. 3 Cost. un sistema che assimili le due discipline per ciò che concerne il momento genetico del contratto e non in punto di apparato sanzionatorio. La Suprema Corte ha utilizzato l’art. 32, comma 5, legge 183/2010, [continua ..]

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NOTE

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